da un articolo inedito in Italia di Carl Gustav Jung tradotto da noi e pubblicato su L’autostima Vol.3

Gli insegnamenti di Sri Ramana sono molto belli da leggere. Quello che vi troviamo è l’India più pura, il respiro dell’eternità, deprezzato e disprezzato dal mondo.
E’ la canzone dei secoli, che risuona come il gracidare dei grilli in una notte d’estate, proveniente da un milione di esseri. Questa melodia è tutta costruita su un grande tema che, velando la sua monotonia sotto mille riflessi colorati, si ringiovanisce instancabilmente e eternamente nello spirito indiano, la cui più giovane incarnazione è appunto Sri Ramana. E’ ancora quindi il dramma di ahamkara, “l’io creatore” o coscienza dell’ego, in opposizione e indissolubile legame con l’atman, il Sé o il non ego.
Maharshi chiama l’atman anche “Io-Io” – e ciò abbastanza significativamente, perché il Sé è effettivamente sperimentato come soggetto del soggetto, come la vera fonte e il controllore dell’ego, i cui sforzi (errati) sono continuamente diretti verso l’appropriazione di ciò che invece appartiene al Sé. Questo conflitto non è sconosciuto all’uomo Occidentale: per lui è il rapporto dell’uomo con Dio.
Per l’indiano è chiaro che il Sé quale fonte originaria della psiche non è diverso da Dio e che, fintanto che un uomo è nel Sé, non solo è contenuto in Dio, ma in realtà è Dio. Sri Ramana è piuttosto esplicito su questo punto.
L’obiettivo della pratica religiosa orientale è lo stesso di quello della mistica occidentale: lo spostamento del centro di gravità dall’Io al Sé, dall’uomo a Dio. Questo significa che l’ego scompare nel Sé e l’uomo in Dio.
È evidente che Sri Ramana fu realmente assorbito dal Sé, o almeno abbia faticosamente lottato per tutta la vita per estinguere il suo ego in Esso. Se concepiamo il Sé come l’essenza dell’integrità psichica, cioè come la totalità del conscio e dell’inconscio, lo facciamo perché in effetti rappresenta qualcosa di simile alla meta dello sviluppo spirituale.
Questa formula mostra la dissoluzione dell’ego nell’atman come l’obiettivo inequivocabile della religione e dell’etica, come esemplificato nel pensiero di Shri Ramana. Lo stesso è ovviamente vero per la mistica cristiana, che differisce dalla filosofia orientale solo attraverso una terminologia diversa.
Le parole di Shri Ramana, riuniscono le più alte intuizioni che l’India ha raccolto nel corso dei secoli, e la vita e il lavoro individuale del Maharshi illustrano ancora una volta l’ardente passione per la fonte della liberazione.
La saggezza e il misticismo dell’Oriente hanno quindi, molto da insegnarci, anche quando parlano con il loro linguaggio inimitabile. Servono a ricordarci che nella nostra cultura possediamo qualcosa di simile, che abbiamo già dimenticato, e servono per dirigere la nostra attenzione al destino dell’uomo interiore, che abbiamo messo da parte come insignificante.
La vita e l’insegnamento di Shri Ramana sono importanti non solo per l’India, ma anche per l’Occidente. Sono più che un documento umano: sono un messaggio di avvertimento per un’umanità che rischia di perdersi nell’incoscienza e nell’anarchia.
La vita e gli insegnamenti di questo moderno Profeta indiano esemplificano in modo impressionante il problema della trasformazione psichica.

Carl Gustav Jung

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